
Vita
Emanuele nella sua breve vita è stato ballerino, coreografo, scenografo, artista, designer. In questo giovane uomo si condensavano diverse forme di espressività artistica unite a molte altre aspirazioni. L'irrequietezza rappresentava il collante di tutto. Vi trovano posto l'attesa, il futuro da costruire e da realizzare, il bisogno di afferrare la vita e di affermarsi. Emanuele ha sfidato il destino, ha provato a cercare punti di riferimento altrove, in altri paesi, sorretto da una decisa autonomia di pensiero alla ricerca di una formazione culturalmente e artisticamente più ampia e mitteleuropea, più rispondente alle sue aspettative di artista. Ha inseguito sogni e occasioni. Ha incontrato persone giuste ma anche sbagliate. Il bagaglio accumulato è stato forte ma può diventare anche un fardello pesante non privo di ansie quando bisogna trovare un lavoro, quando le occasioni che si presentano sono diverse da quello che sai fare e vorresti fare. Mentre il tempo corre inesorabile e non produce occasioni, dove chi ha tanti punti di riferimento vince, chi non li ha perde. In un giorno di novembre, esattamente l'8 novembre 2019, Emanuele ha deciso che il tempo era scaduto!
— Diletta Capissi
Ballo
Il movimento era il suo linguaggio primario. Ogni passo, ogni salto, ogni pausa raccontava qualcosa che le parole non sapevano dire.
Quando ballo, non sono io che mi muovo. È tutto ciò che non ho mai detto che trova finalmente la sua forma.
Scenografia
Il palcoscenico era per lui un'architettura dell'anima. Progettava gli spazi scenici con la stessa sensibilità con cui componeva i movimenti.
Arte
Al di là della scena, Emanuele disegnava, dipingeva, costruiva. Le sue opere visive erano il prolungamento naturale del corpo in movimento.
Tele e dipinti: colori densi, pennellate decise, silenzi dipinti.